02/07/2013

Il Rottamatore smemorato, tra Leonardo e Dante

Tutte le contraddizioni di Matteo Renzi

Il "fenomeno" che dice tutto e il contrario di tutto

Tutte le contraddizioni di Matteo Renzi
La coerenza è una dote di cui il primo cittadino di Firenze non sembra abbondare. Breve excursus lungo un anno di affermazioni e smentite...

Recita un aforisma di Leonardo da Vinci (non certo uno qualsiasi) che “chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea”. Non osando contraddire il Genio fiorentino, viene da pensare che Matteo Renzi in questi ultimi tempi abbia guardato più a terra che al cielo. Basta scorrere le cronache locali e nazionali riguardanti il sindaco di Firenze per scoprire una sequela di inversioni ad U da ritiro della patente. Potremmo iniziare da ben più indietro nel tempo, ma per comodità partiamo da uno dei must del Renzi-pensiero: “fare il sindaco di Firenze è il lavoro più bello del mondo”. Frase ripetuta come un mantra, specialmente da quando il nostro ha cominciato a manifestare apertamente ambizioni nazionali (non è dato sapere se più per esigenze di autoconvincimento o di persuasione dell’elettorato). Ebbene, dopo averci fatto credere di trovarsi a suo agio a Palazzo Vecchio (nonostante i libri e le varie “Leopolde” facessero pensare ad altro), 13 mesi fa, in vista delle elezioni politiche previste per la primavera del 2013, Renzi rompe gli indugi e lancia la sfida a Pierluigi Bersani. Solo che lo Statuto del Pd non prevede primarie per la scelta del candidato premier: è il segretario del partito il naturale aspirante alla carica di presidente del Consiglio. Renzi non ci sta e comincia a premere per ottenere la modifica dello Statuto, e poter quindi contendere a Bersani il titolo di premier in pectore (sì, perché il Pd era convinto di vincere le elezioni politiche a man bassa sin da allora…).

14 maggio 2012, profilo facebook di Matteo Renzi: “Pare che le primarie del Pd per la scelta del leader non si possano fare per colpa di una norma dello Statuto. Sarà mica lo stesso Statuto che impedisce di fare più di tre mandati ai parlamentari? Occhio perché chi di Statuto ferisce…” (qui il pezzo del Corriere della Sera che rilancia il post). Bersani accetta la sfida e l’assemblea del Pd sospende la norma statutaria, permettendo a Renzi di correre. Gli esiti sono noti a tutti: il segretario prevale sul sindaco di Firenze, il Pd “non vince” le elezioni, Bersani si dimette da segretario del Pd; al suo posto, con un incarico semestrale (un po’ come gli allenatori chiamati a dirigere una squadra per le ultime giornate di campionato), subentra Guglielmo Epifani. Intanto Enrico Letta assume l’incarico di presidente del Consiglio e forma il Governo. Con qualche renziano al suo interno, ma senza Renzi. Che non manca di rimarcare la sua coerenza. Però condizionata:31 marzo 2013, intervista a La Nazione: “Ho mantenuto la parola. Resto a fare il sindaco. Me ne andrei solo per fare il premier”.

Inizia la primavera: mutevole il tempo, mutevoli le idee del sindaco.

27 aprile 2013, Intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa, Renzi nega di ambire al ruolo di segretario del Partito democratico: “No, non voglio fare il segretario, non sono la persona adatta” (qui uno dei siti che ha rilanciato le dichiarazioni).

Convinzione rilanciata qualche settimana dopo durante la puntata del 20 maggio di Porta a Porta

Premier sì, segretario del Pd no? E come la mettiamo con lo Statuto del partito? Evidentemente qualcuno gli ricorda quanto accaduto appena un anno prima, e Renzi cambia direzione e comincia a puntare al vertice del Pd. Ma la strada delle primarie è lastricata di trappole, e il 19 giugno l’uomo che ha la fortuna di svolgere il lavoro più bello del mondo dichiara ai microfoni di Agorà  che “se vogliono fare le regole loro (laddove “loro” sono i vertici del suo partito, nda) io resto a Firenze” (qui l’articolo de La Stampa che riporta la notizia). Al di là della scelta del verbo (restare significa non muoversi dal luogo in cui solitamente si sta, quindi, nel caso di specie, non certo Firenze…), i fiorentini prendono atto che Palazzo Vecchio è la seconda scelta, quasi un ripiego per il Rottamatore. 

Ancora due giorni e arriva l’ufficialità: Renzi “è pronto a fare il segretario” (qui l’intervista rilasciata al Foglio, poi ripresa dalle agenzie). Una segreteria lunga, lunghissima, verrebbe da dire, perché il mandato dura un quadriennio, dal 2013 al 2017, quindi. E se il Governo in carica resisterà per l’intera legislatura le prossime politiche si terranno nel 2018. A meno che Renzi non abbia intenzione di far inciampare il suo amico Letta…

Ma non finisce qui: arriviamo a pochi giorni fa, quando, in un’intervista ad uno dei principali quotidiani tedeschi, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, ripresa ampiamente dalla stampa italiana, Renzi smentisce quanto da lui affermato solo pochi mesi addietro: “il vincitore delle primarie aperte dovrebbe essere il candidato a guidare il governo”. Così, tanto per smentire la sua fama.

Tra pochi giorni piazza Santa Croce ospiterà l’annuale appuntamento con Roberto Benigni e le letture della Divina Commedia. Tra i canti che saranno recitati dall’attore toscano anche il XVII dell’Inferno, quello della “contradizion che nol consente”. Non è ammesso dire una cosa e farne una opposta, sostiene il sommo poeta. Quando si dice le coincidenze…